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Sardine e tacchini

I risultati delle elezioni regionali svoltesi domenica scorsa in Emilia-Romagna ed in Calabria sono pressoché definitivi. Come tutti sanno, il Centrosinistra mantiene la prima col buon risultato del presidente uscente Bonaccini, che si vede riconfermato alla guida della sua regione superando la maggioranza assoluta dei voti e distanziando la Borgonzoni, candidata del Centrodestra, di circa otto punti percentuali.
In Calabria, invece, è stata la candidata di Centrodestra, Jole Santelli, a vincere asfaltando letteralmente la concorrenza. Sulle cause e sulle conseguenze di questa tornata elettorale probabilmente si discuterà un bel po’, vista la valenza decisamente politica attribuita soprattutto alle elezioni emiliano-romagnole.
Proviamo a farne, per quel che ci concerne, una breve disamina.
Intanto giova osservare che, nonostante il buon risultato di Bonaccini, per il PD e i suoi alleati di sinistra (per il M5S va fatto un discorso a parte) quella di domenica scorsa è stata comunque una sconfitta, visto che delle due le regioni in palio, già amministrate entrambe da giunte di centrosinistra, la Calabria ha cambiato in maniera molto netta il proprio colore politico.
Tuttavia, per il suo valore anche simbolico e per il significato politico assunto, la conquista (o il mantenimento) dell’Emilia-Romagna era chiaramente la preda più ambita tra i 2 principali schieramenti politici. Certamente la perdita di una delle regioni rosse per eccellenza avrebbe rappresentato, per il PD, un colpo forse da KO. Ma le cose sono andate diversamente. La gestione rossa, che prosegue ininterrottamente dal secondo dopoguerra in poi, ha senz’altro i suoi meriti, avendo contribuito alla realizzazione al mantenimento del cosiddetto modello emiliano, caratterizzato da un livello di benessere e di servizi decisamente superiore alla media nazionale.
Chiaramente il radicamento delle forze di sinistra, e il loro sistema di potere piuttosto forte da quelle parti, hanno svolto la loro parte. Ci sono però altri fattori di cui tener conto, più legati all’evoluzione dell’attuale scenario politico. Per cominciare, il ruolo delle Sardine: la mobilitazione popolare prodotta da questo movimento ha probabilmente permesso il ‘recupero’ di un buon numero di elettori che, pur di centrosinistra, non sentiva un particolare attaccamento nei confronti di PD e soci, ma è nuovamente sceso in campo nelle piazze prima e nelle urne poi.
Altro fattore evidentissimo, in Emilia-Romagna come in Calabria, è il tracollo del M5S: il movimento fondato da Grillo e Casaleggio è letteralmente precipitato al di sotto del 5%. Come risulta evidente dalle analisi dei flussi elettorali, la maggior parte degli elettori che ha abbandonato i pentastellati ha scelto Bonaccini. Il presidente uscente, con tutta probabilità, ha saputo fare breccia in parte significativa dell’elettorato; inoltre, come è facilmente comprensibile, molti voti ‘rossi’, che si erano spostati sul M5S per protesta e/o insoddisfazione nei confronti della Sinistra tradizionale, hanno deciso, in funzione anti Salvini, ma anche perché evidentemente scontenti dei grillini, di tornare all’ovile. Certo è che nel PD in molti hanno tirato un bel sospiro di sollievo… Per quel che concerne il governo, i rapporti di forza si spostano chiaramente a favore del PD a scapito del M5S, che rischiano, a questo punto, di avviarsi verso l’estinzione, se l’attuale tendenza non dovesse invertirsi.
I numeri dei pentastellati in Parlamento, infatti, sembrano ormai non più rappresentativi del loro peso nel Paese reale. Allo stato attuale delle cose, comunque, e fermo restando che i parlamentari si eleggono alle elezioni politiche e hanno il diritto di permanere in carica fino a fine legislatura quale che sia il verdetto dell’elettorato nelle elezioni amministrative o europee, la tenuta dell’Esecutivo Conte 2 non sembra in discussione, e non è difficile capirne il perché.
Andare a nuove elezioni politiche non conviene al M5S, per evidenti motivi.
Non conviene nemmeno a Renzi, che, sondaggi alla mano, non porterebbe a casa grandi risultati, e non conviene nemmeno al PD. La continuazione dell’azione di governo, infatti, offre ai democratici la possibilità (e il tempo) di tentare di costruire una rete di alleanze più ampia e solida (anche col M5S? vedremo) e, vista l’attuale crisi dei grillini, di ‘condurre il gioco’. Inoltre l’Italia – la Calabria a riguardo docet – non è soltanto Emilia-Romagna e, stando ai sondaggi, a livello nazionale il Centrodestra è, nelle intenzioni di voto attuali, in netto vantaggio sulle forze che sostengono il governo, anche se queste dovessero andare al voto unite.
-Per dirla con Winston Churchill, “non c’è niente di peggio, per i tacchini, che chiedere l’anticipo del giorno di Natale”.

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