• PER CERCARE NEL SITO

25 aprile, Francesco Menna: “E’ la Festa degli italiani di ogni generazione”

 

Rivolgo un saluto a tutti i presenti, al collega Sindaco del Comune di
Fresagrandinaria, alle autorità civili e militari, agli iscritti all’Associazione
Nazionale Partigiani d’Italia, ai componenti delle Associazioni Combattentistiche e
d’Arma cittadine, ai Dirigenti Scolastici e ai docenti intervenuti.
Un saluto particolare ai bambini e ai ragazzi delle nostre scuole che
partecipano a questo importante momento collettivo: questo giorno di festa
appartiene, in primo luogo e soprattutto, a loro.
Il ricordo della Liberazione d’Italia non è, né deve essere, un semplice,
annuale, appuntamento con la memoria: perché il 25 aprile è la Festa degli italiani
di ogni generazione che vogliono celebrare degnamente la propria libertà,
l’opportunità, cioè, di sapersi svincolati da ogni potere oppressivo ed
antidemocratico e, quindi, capaci di essere sempre protagonisti e costruttori
efficaci del bene comune.
Fu l’indimenticato Sandro Pertini a consacrare alla storia quel 25 aprile 1945.
Egli, infatti, a Radio Milano Libera diede lettura del proclama del Comitato di
Liberazione Nazionale, che così recitava: «Cittadini, lavoratori: sciopero generale
contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle
nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino,
ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire».
Gli italiani di allora sapevano perfettamente che da quel buio si sarebbe usciti
INSIEME e, per questo, non si forza la storia nel dire che il significato più alto e
più attuale della festa della Liberazione è la chiamata alla partecipazione.
Si trattava, per la prima volta dai moti d’indipendenza, di un’assunzione di
responsabilità comune, di una chiamata collettiva a caricarsi il destino di questo
Paese, di impegnarsi TUTTI a liberarlo dalle macerie morali di un ventennio di
dittatura fascista e dalle innumerevoli macerie materiali dovute ad una guerra
tragicamente persa.
Contro tutto ciò avevano combattuto le coscienze limpide del nostro Paese:
patrioti antifascisti che non avevano mai smesso di credere nella possibilità di un
futuro migliore e che seppero difendere il senso dell’onore e la Patria con
sacrificio, e talvolta con vero e proprio eroismo; donne e uomini, in ogni parte
d’Italia, che non avevano mai smesso di credere nel rispetto per l’essere umano, e
per i quali ogni vita non può mai essere violata né per il genere, né per la razza, né
per il proprio credo, né per il proprio pensiero, né per ragioni di condizione sociale.
E tanti giovani, troppi giovani, che ci hanno lasciato non solo l’esempio della loro
fedeltà a questi ideali, ma anche un insegnamento di nobile disinteresse.
Generosamente hanno sacrificato la propria vita in nome di un futuro di libertà.
Tra questi giovani annoveriamo Armando Ottaviano, partigiano, dottore in
lettere, dirigente del movimento comunista italiano, trucidato, a soli 24 anni, per
rappresaglia, nell’eccidio delle Fosse Ardeatine, il 24 marzo 1944.
È uno di quei “figli della Resistenza” la cui memoria, altrove giustamente
alimentata, consegniamo a questa nostra Vasto, perché la custodisca e la tramandi
alle nuove generazioni. È questo il senso più profondo della nuova targa collocata
nella bellissima Piazza Rossetti, nello spirito di quella attività di “riscoperta civile”
che è stata assunta dalla precedente Amministrazione Comunale e da noi portata
avanti.
In questo 2018 ricordiamo, poi, i settant’anni dall’entrata in vigore della
Costituzione e l’elezione del primo Parlamento repubblicano.
È un filo rosso, denso di significato, quello che segna il legame tra la
Resistenza, il nuovo assetto dell’Italia democratica e l’ordinamento repubblicano.
Mi piace sottolineare come, questa LIBERTÀ che noi oggi celebriamo sia stata
posta dai Padri Costituenti, a fondamento dell’intera Carta che, con incredibile
forza, seppe trasformare l’eredità del 25 aprile nello scopo stesso dell’Italia che
rinasceva. L’articolo 3, infatti, recita: «È compito della Repubblica rimuovere gli
ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e
l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e
l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica
e sociale del Paese».
Domani, presso il Sacrario Militare della Brigata Majella, accoglieremo la
visita del nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che quest’anno ha
inteso celebrare il 25 aprile nel luogo fortemente voluto dal comandante della
Brigata, Ettore Troilo, e che fu inaugurato dal suo vice Domenico Troilo il 16
maggio 1976, trentuno anni dopo la fine della guerra e lo scioglimento
dell’importante formazione partigiana.
Sarà l’occasione per riaffermare quella che il Presidente Pertini definì come la
“naturale ed imperativa vocazione di ogni italiano a rafforzare la propria
coscienza antifascista”. “Questa coscienza – egli disse in un discorso del 1970 – si
è formata nella lotta contro il fascismo e nella Resistenza; è una nostra conquista,
ed essa vive nell’animo degli italiani. Con questa coscienza dovranno fare conti
quanti pensassero di attentare alle libertà democratiche del nostro Paese. Ci
siamo battuti , e ci batteremo sempre, perché i giovani diventino, e restino, uomini
liberi, pronti a difendere la libertà, e quindi la loro dignità”.
Sono parole che facciamo nostre, oggi, mentre celebriamo la Festa della
Liberazione, con il cuore e l’azione rivolti al futuro di un Italia libera e
democratica.
Viva la Resistenza!
Viva la Repubblica!
Viva l’Italia!

Francesco Menna

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • “Dark Wings”, di @krishaskies, presente nella Lista di Prima Selezione dei Premi Wattys IT 2018. Leggi gratuitamente!