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Punta Penna, per gli ambientalisti “tira una brutta aria”

Le Associazioni ARCI, Associazione Amici di Punta Aderci, Cobas del Lavoro Privato-Chieti, Comitato cittadino per la Tutela del Territorio, Italia Nostra- Vasto, WWF Zona Frentana e Costa Teatina diffondono un “Dossier” dal titolo “Per Punta Penna tira una brutta aria”, consegnato all’Amministrazione Comunale in occasione del Tavolo congiunto Ambiente e Turismo tenutosi il 6 novembre presso la sala consiliare.

Il dossier vuole essere al contempo un riassunto delle annose vicende che hanno interessato la zona di Punta Penna, con le sue molteplici destinazioni d’uso, e una richiesta ai diversi soggetti e Enti che a vario titolo hanno poteri di controllo e rilascio autorizzazioni.

Nelle righe che seguono, alcune parti del dossier preparato dalle associazioni di cui sopra:

“Premessa
Non è compito delle scriventi programmare il destino del territorio, sostituirsi agli Organismi decisori o a chi svolge, per la collettività tutta, attività di verifica e controllo. Ma non sono avulsi alla nostra sfera di competenza gli Interessi diffusi ed il costante impegno per la conservazione dei Beni Ambientali e l’integrità dei Cicli Biogeochimici.
La nostra attenzione è specificatamente rivolta all’Ecologia dell’intero territorio, in special modo alla Zona industriale di Vasto (Punta Penna) che, come è noto, annovera in aree limitrofe pregevoli valenze ambientali sottoposte a vincoli di tutela, innegabile valore aggiunto per tutta la collettività vastese. Ugualmente, ancora più interesse merita la salvaguardia della salute di quanti a vario titolo frequentano la zona.
Promemoria
Tante, troppe sono ormai le iniziative (che qualcuno chiama, probabilmente a ragione, “battaglie”) di impegno popolare che hanno riguardato Punta Penna e viepiù continuano a riproporsi.
Pochi gli interventi pubblici volti ad avere un quadro preciso della difficile convivenza tra un area protetta di gran pregio e l’Area industriale. L’assenza di elementi conoscitivi di base, come lo stato della qualità dell’aria, la tutela della salute dei cittadini e dei Beni ambientali, rischia di spingerci in basso nella graduatoria dei paesi progrediti. Del resto avere una chiara visione conforme con la normativa vigente serve anche agli operatori per uniformarsi ad un chiaro indirizzo pianificatorio in merito allo sviluppo dell’area industriale.
Crediamo non sia normale assistere a sporadici interventi di monitoraggio, scattati in seguito a reiterate istanze di notizie circa disturbi alla salute di diversi cittadini, la cui causa prevalentemente consisteva nelle esalazioni moleste (ad esempio le campagne con i Mezzi Mobili di controllo della qualità dell’aria del Mario Negri Sud, gennaio-febbraio 2004, dell’ARTA, settembre-ottobre 2005 e febbraio 2012). Interventi che comunque non hanno sortito alcun effetto chiarificatore circa le cause del preoccupante fenomeno. Corpose sono le documentazioni dei primi anni del 2000 prevalentemente prodotte dall’Associazione Civica “Porta Nuova”, alle quali si sono aggiunte nuove e più abbondanti dopo il 2010. A riguardo, basta ricordare le segnalazioni COASIV, con “Oggetto: Agglomerato Industriale di Punta Penna/Vasto – Segnalazione emissioni irritanti – Comunicazione di infortunio dipendenti”, che parlavano anche di personale finito al Pronto soccorso.

Riflessioni:
Flora e Fauna della Riserva Regionale Punta Aderci e del Sito Natura 2000 SIC IT 7140108

– E’ buffo osservare che per le tre Autorizzazioni Integrali Ambientali redatte per Progetti diversi ricadenti a Punta Penna, gli Autorizzanti hanno ritenuto utile prescrivere solo in una un monitoraggio (!) esclusivamente per il Fratino ed il Gabbiano reale.
Ma qualcuno dei partecipanti, a vario titolo, ai Procedimenti ha mai letto le comunicazioni pubbliche che negli anni via via sono apparse?
Infatti, ci si sarebbe preoccupati almeno della fauna e flora di maggior “pregio” che annoverano anche specie indicatrici di qualità ecologica ed estremamente sensibili agli inquinanti.
A riguardo, pochi e non certo esaustivi richiami: l’esclusiva colonia di Passera sarda (Passer hispanidensis), ad alta considerazione di tutela geografica. La colorata popolazione di Gruccioni (Merops apiaster), che tornano ogni anno dall’Africa per nidificare anche nella Riserva. La Ghiandaia marina (Coracias garrulus), la cui solo presenza meriterebbe una menzione speciale, così come la rarissima nidificazione accertata dello Sparviere (Accipiter nisus). Lo Stiaccino (Saxicola rubetra), osservato solo in prossimità del Punto Info (adiacente al parcheggio) della Riserva. Forse la rarissima Martora (Martes martes ) e la ricolonizzazione del Granchio di fiume (Potamon fluviatile).
Poi, come omettere considerazioni su eventuali effetti degli inquinanti su specie simbolo ovvero emblematiche? Ad esempio, la nuova Associazione vegetale Crithmo maritimi-Limonietum hispanici, presente per l’Abruzzo solo in tre località, la Carota selvatica marina (Daucus gingidium subsp. fontanesii), dove la falesia del SIC-Riserva rappresenta l’unica Stazione riscontrata in Abruzzo. Nessuna menzione per il bellissimo Papavero delle spiagge (Glaucium flavum) e lo splendido Giglio marino (Pancratium maritimum), specie rara e seriamente minacciata. La vegetazione tipica della costa tollera l’aridità e l’areosol marino ma non l’accumulo di particolato. Infatti le polveri sottili reagiscono con i sali contenuti nell’areosol marino producendo processi di acidificazione ed eutrofizzazione che danneggiano gli ecosistemi naturali (AA 2012, Fine particulate matter PM2,5 in the United Kingdom. Report from the Air Quality Expert Group, Department for Environment, Food and Rural Affairs; Scottish Government; Welsh Government; and Department of the Environment in Northern Ireland.)
E gli organismi terrestri e marini delle Biocenosi delle rocce sopralitorali (RS), delle sabbie della battigia (BER), delle rocce medio litorali superiori (RMS) nonché del Piano infralitorale?
L’Ambiente marino, pur interessato dalle ricadute, è stato del tutto trascurato. Eppure, tra gli innumerevoli organismi già osservati essere presenti (ad esempio la rara Halymenia floresii, l’alga rossa considerata la più bella del Mediterraneo ed il sensibilissimo Cavalluccio marino, l’Hippocampus Rafinesque ) si annovera anche la Folade (Pholas dactylus), specificatamente tutelata e particolarmente sensibile in quanto specie sessile.
È stato confermata anche la presenza a Punta Aderci della specie di direttiva Lithophaga lithophaga (dattero di mare) (de Francesco M.C., Cerrano C., Pica D., D’Onofrio D., Stanisci A. 2017 – Characterization of Teatina Coast Marine Habitats (central Adriatic Sea) towards an Integrated Coastal Management. Oceanography and Fisheries 5(1).

Ora, perché delle numerose osservazioni di cui sopra, comunque poche rispetto alle tante altre possibili, non si riscontra nulla nei Pareri tecnici? E’ accettabile una tale modalità istruttoria?”

 

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